Al Commissario Straordinario AOU/SUN 
e p.c. Al Rettore SUN 
Al ProRettore per i rapporti con l’AOU/SUN
LORO SEDI

Oggetto: riassetto organizzativo AOU/SUN

La Federazione CISL Università vuole offrire alla S.V.I. una riflessione che nasce dalla considerazione che la volontà dimostrata dalla S.V.I. nell’ultimo incontro, sottesa ad apporre i giusti correttivi organizzativi per un’ottimizzazione delle attività assistenziali, merita una collaborazione “fattiva” che non può prescindere da alcune analisi oggetto di detta riflessione e considerato quanto le “sollecitazioni esterne” stiano creando un clima di “subitaneo decisionismo”, che sconta il notevole ritardo accumulato rispetto alla necessità di dare soluzioni concrete al territorio e più in generale all’utenza e non certamente di stampo autoreferenziale ne tantomeno pseudo elettorale, diventa sempre più indispensabile dare voce alla ragion del diritto!
Nel contesto universitario nel quale insiste l’AOU, si deve considerare che si “produce” non solo salute ma anche formazione. Infatti, sono presenti corsi di laurea come, oltre a quello di medicina, infermieristica, ostetrica, infermieristica pediatrica e ancor più un corso di laurea magistrale in scienze infermieristiche ed ostetriche, detti corsi di laurea rappresentano il volano formativo e culturale imprescindibile per essere al “passo” nel confronto con le professioni mediche e sanitarie, questa prerogativa è ineluttabilmente “caratterizzante” per una azienda ospedaliera universitaria come quella da Lei diretta.
Per mantenere il passo con la storia c’è bisogno di contemplare e porre in essere sempre più la oramai suffragata, sul piano legislativo, differenziazione, che può caratterizzarsi come “utile” sinergia tra l’assistenza e la medicina, apicalizzando i concetti tra la direzione medica e la direzione dell’assistenza. 
Per quanto riguarda l’ambito del “NURSING” gli schemi applicativi che ci giungono dalla ricerca in detti campi sono molteplici, variano in base alla “mission” aziendale e/o a modelli organizzativi che tengano conto di budget dedicati e “precise” progettualità (tra questi, e solo per fare degli esempi in riferimento ai modelli “assistenziali”, ricordiamo il “servizio professioni sanitarie di supporto”, il “servizio delle professioni sanitarie di supporto con relativa dipartimentalizzazione”, il “servizio delle professioni sanitarie gestionale con relativa dipartimentalizzazione” e così via). È importante, altresì, sempre secondo i principi succitati, valutare la collocazione di queste strutture se in “line” o in “staff”; ciò detto, resta fondamentalmente importante che al di là della collocazione o del modello utilizzato le professioni sanitarie siano acclaratamente considerate autonome, particolarmente, sul piano “funzionale”, vale a dire che il loro operato in ambito assistenziale sia in capo a loro stesse!
Ecco perché si rende sempre più indispensabile, come si diceva in premessa, offrire delle riflessioni atte a far scaturire delle “utili” decisioni, ponderate e non “affrettate”, soprattutto in relazione al personale delle professioni sanitarie ed a quello di “supporto”, per evitare l’ulteriore applicazione della “cinica” logica del contenzioso tanto caro a molti inquilini del condominio AOU/SUN che potrebbe trovare appoggio (ad esempio) nel concetto di “DEMANSIONAMENTO”.
È opportuno evidenziare che:
Il codice deontologico dell’infermiere prevede all’art. 49 che “L’infermiere, nell’interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i disservizi che possono eccezionalmente verificarsi nella struttura in cui opera”. 
Con l’abrogazione del mansionario (legge 42/99), il legislatore prende atto della crescita culturale della professione infermieristica e ne traccia l’ambito attraverso il profilo professionale dell’infermiere (D.M. 739 del 14 settembre 1994), il Codice Deontologico e la formazione di base e post base nelle università. Contestualmente nascono le cosiddette “figure di supporto” OTA e OSA, successivamente confluite nel nuovo profilo di O.S.S.
L’O.S.S. è l’operatore che svolge attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario. Le attività dell’ O.S.S. sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita e si esplicano in particolare in:
a) Assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero (assiste la persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale);
b) Intervento igienico-sanitario e di carattere sociale;
c) Supporto gestionale, organizzativo e formativo.
Atteso che per mansione inferiore si intende quella assegnata (da una norma) ad una diversa qualifica e che, invece, viene svolta da una qualifica superiore con carattere di continuità, prevalenza ed esclusività (Cass. Sez. V, sent. 1116 del 21.07.1995). L’infermiere, se deve organizzare l’assistenza, se deve essere responsabile generale, non può e non deve svolgere le “mansioni” per le quali sono state individuate e create altre figure di supporto: O.S.S. che entrano a far parte dell’entourage dell’assistenza diretta sul paziente.
Atteso che lo svolgimento di mansioni inferiori influisce negativamente sulla formazione e sulla crescita professionale del dipendente tanto da depauperare il proprio bagaglio tecnico-culturale fino a limitarne gravemente le proprie capacità e possibilità di sviluppo, danneggiando il prestigio, la carriera e la competenza specialistica in un determinato settore”. – Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 23 marzo 2005, n. 6326. Ci risulta che nell’AOU/SUN, oltre a non esservi sufficiente personale delle professioni sanitarie, non vi è personale di supporto, costringendo, di fatto giornalmente, l’infermiere a svolgere mansioni assistenziali proprie del personale di supporto su predetto. Posto che le mansioni inferiori sono vietate e non ammesse neppure di fatto, demansionare l’infermiere significa cagionare un danno alla professionalità, immediatamente risarcibile ex art. 1226 C.C. (artt. 1218 e 2043 C.C.).
Atteso che se l’organico è inadeguato e il dipendente è obbligato, anche di fatto , a svolgere mansioni non attinenti al proprio profilo funzionale, ha diritto al risarcimento per lesione della dignità professionale in quanto deve sopperire ad un gravoso ed improprio cumulo di mansioni. Ne consegue che ha diritto al risarcimento valutato in via equitativa ex art.1226 C.C. Tribunale Civile di Milano sez. Lav. N. 2908 del 5.11-29.12.
Atteso che il dipendente può rifiutarsi di eseguire la prestazione lavorativa contestata se essa è ritenuta “dequalificante” (chiaramente non mettendo, in termini di urgenza, in pericolo di vita il paziente). Cassazione. Sez. Lav. N. 1307 del 7 febbraio 1998.
Per quanto esposto, s’invita la S.V.I., di concerto con il Magnifico Rettore che legge per conoscenza, a voler porre in essere quanto di competenza per una rivisitazione “propositiva” e “soddisfacente” dell’assetto organizzativo dell’AOU/SUN che necessariamente debba tener conto di quanto la giurisprudenza nazionale ha attuato in campo sanitario a tutt’oggi, non solo contemplando l’aspetto relativo alla mera assistenza (ad es. la famigerata legge 161/2014), ma, a completamento, anche l’ambito universitario in cui insiste l’AOU/SUN che vede la funzione sanitaria-assistenziale inscindibilmente d’insieme con la funzione di didattica e di ricerca; “trittico” del quale i professionisti del comparto e gli operatori tutti dello stesso (compreso i medici “non docenti”, ex gettonati), non sono considerabili una mera “guarnizione”, bensì un elemento fondamentale di snodo e di raccordo e talvolta di primaria e fondamentale importanza (vedi ad es. tutoraggio studenti del corso di laurea in infermieristica) assumendone le responsabilità civili e penali del caso.
Nella certezza di un positivo e celere riscontro, è gradita l’occasione per porgere saluti cordiali.

La Segreteria Provinciale

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